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Il Metodo di degustazione di Luca Maroni
 


La qualità del vino è la piacevolezza del suo sapore, ovvero la sua fruttosità.
La piacevolezza del sapore dei diversi vini è stata valutata applicando il metodo che discende dal logisma della fruttosità del vino.
Logisma che poggia su una premessa assiomatica.
 
ASSIOMA
 
Il vino è piacevole quando il suo gusto richiama in modo vero (consistente, equilibrato, integro) quello del fruttoda cui è ottenuto.

Ciò premesso, per dare un giudizio sostanziale sulla piacevolezza di un vino, bisogna valutarne il grado di fruttosità.
 
LOGISMA DELLA FRUTTOSITÀ DEL VINO
 
La fruttosità del vino è direttamente proporzionale alla consistenza, all’equilibrio, all’integrità del suo gusto.
 
I 3 PARAMETRI ORGANOLETTICI FONDAMENTALI
 
3 i parametri organolettici comuni ad ogni vino che determinano la fruttosità (la piacevolezza):

1) Consistenza
2) Equilibrio
3) Integrità

Illustriamo il significato di ciascuno.
 
Consistenza
 
La consistenza è l’insieme delle sostanze che costituiscono un vino, il suo estratto. L’estratto secco totale di un vino è l’insieme di tutti i componenti costitutivi, esclusi acqua, alcol e le sostanze che si disperdono con il calore; si ottiene sottoponendo il vino ad evaporazione, perciò corrisponde al peso del residuo fisso misurato in grammi per litro g/l.
Il vino consistente è ricco di colore, di profumo, di sapore, ed ha un tatto denso e viscoso (viceversa quello inconsistente). La consistenza determina quindi la quantità di sensazioni provate.
Tanto maggiore è la consistenza dell’uva impiegata, tanto maggiore è la consistenza del vino. Tanto maggiore è la quantità di uva prodotta da una vite, tanto minore sarà la consistenza del vino ottenuto (e viceversa). La consistenza di un vino è in sostanza un pregio raro perché costoso.
 
Equilibrio
 
Un vino è equilibrato quando il suo sapore soddisfa la fondamentale equazione dell’equilibrio gustativo:

Eq = Sostanze a Gusto Dolce = Sostanze a Gusto Acido + Sostanze a Gusto Amaro

ovvero

Eq = SGD = SGAc + SGAm

Un vino è equilibrato quando la dolcezza (morbidezza) del suo gusto eguaglia la somma della sua acidità e della sua - eventuale - amarezza. È invece disequilibrato quando uno dei tre sapori è prevalente.
Il vino equilibrato ha sapore morbido, armonico. Viceversa, il vino disequilibrato è acido (immaturo) o sovramaturo; oppure è amaro (troppo ricco di tannino: sovratannico). Nel primo caso, il vino acido avrà sapore più o meno secco e limoneggiante; nel secondo caso, il vino sovramaturo e/o ossidato avrà sapore melenso e non fragrante. Nel terzo caso, il vino amaro avrà sapore di rabarbaro, di liquirizia, di medicinale. L’equilibrio determina quindi la qualità delle sensazioni provate.
Tanto minore è il livello di maturità dell’uva impiegata, tanto più il vino avrà sapore acido e amaro. Tanto maggiore è la quantità di uva prodotta da una vite, tanto più difficile è la maturazione del frutto. L’equilibrio di un vino è in sostanza un pregio raro perché rischioso e costoso.
 
Integrità
 
Il gusto di un vino è integro quando il sapore del frutto costitutivo è avvertito nella sua pulizia e nella sua novità. La pulizia del vino consiste nell’assenza di gusto-aromi non propri dell’uva e/o del corretto prodotto enologico della sua trasformazione. Pulizia associabile all’idea di “purezza”, di “nitidezza”.
Il vino pulito è quel vino che non rivela in degustazione caratteri negativi (difetti) assenti nel frutto: profumi o sapori sulfurei, acetosi, lattosi, legnosi, svaniti, ecc…
La novità del vino consiste nell’assenza di gusto-aromi ossidati (miele, rancido, caramello, Marsala) non presenti nell’uva al momento del suo distacco dalla pianta. Quanto è nuovo il frutto che c’è nel vino in esame? È fragrante o ossidato? E se non è fresco, se è ossidato, quanto è sfiorito e/o deperito, quanto è vecchio? Quanto è perciò longevo il vino in esame.
Come l’equilibrio anche l’integrità determina quindi la qualità delle sensazioni provate. Tanto più curato e rapido è il processo di produzione, tanto più alta è l’integrità del vino. Tanto è più alta l’integrità ossidativa di un vino, tanto più è longevo potenzialmente. L’integrità di un vino è in sostanza un pregio raro perché rare sono negli operatori la diligenza e la velocità.
 
 
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